Recensioni

(Dal n. 76 del «il pepeverde», maggio 2018)

Lane Smith

UN GIORNO PERFETTO

(traduzione di Maria Pace), Rizzoli, Milano 2018, pp. 32, € 16,00. Da 3 anni.

Del grande illustratore americano, ricordiamo È un libro (Rizzoli 2010), albo pluripremiato capace di spiegare a tutti in modo irresistibile che cosa significa sfogliare e leggere un libro. Qui siamo di fronte a un albo molto semplice (nel senso migliore del termine) – che in modo giocoso, ironico e capace di creare calore ed empatia tra lettori e personaggi – racconta la perfezione di una giornata. Quella che tutti sogniamo e inseguiamo, per lo più vanamente, perdendoci nel futuro, incapaci di vedere la bellezza che è già disponibile qui e ora. Eppure ciascuno ha la capacità di vivere una «giornata speciale». È quello che accade ai personaggi della storia: Gatto, Cane, Uccellino e Scoiattolo. È una calda e sonnolenta giornata estiva, piena di luce e di colori. In un prato pieno di fiori colorati, Gatto sonnecchia tra i narcisi (come solo i gatti sanno fare!), godendosi il suo giorno perfetto. E Cane non è certo da meno: cosa c’è di meglio che rinfrescarsi nella piccola piscina che Bert, il bambino che compare in secondo piano, gli ha messo a disposizione? Ed è ancora il bambino che riempie di semi la casetta degli uccellini. Uccellino mangia i semi che fanno gola anche a Scoiattolo, che scivola giù ma si consola con una croccante pannocchia. Tutto perfetto dunque? Sì ma, che ci piaccia o no, niente rimane uguale. E l’idea di perfezione dipende dai punti di vita. Ed ecco che l’arrivo inaspettato di un grosso orso porta scompiglio e provoca un fuggi fuggi generale. Quello che era un giorno perfetto per Gatto, Cane, Uccellino e Scoiattolo lo diventa per Orso. Un albo da regalare e condividere, perfetto per la lettura dialogica e interattiva.

Giuseppe Assandri.

 

Daniel Fehr Maurizio A.C.Quarello

COME SI LEGGE UN LIBRO

Orecchio acerbo, Roma, 2018, pp. 28, € 14,00. Da 4 anni.

Questo originalissimo libro si presenta immediatamente come un cocktail di fiabe classiche ben shakerate. I più noti personaggi della tradizione come Hansel e Gretel o la balena Moby Dick li ritroviamo sparsi tutti insieme sul foglio bianco nelle posizioni più strane, così che per vederli uno ad uno è necessario girare il libro in tutte le direzioni. Ma mica stanno fermi: via via che si girano le pagine gli stessi personaggi occupano spazi e posizioni diverse. Daniel Fehr, maestro di giochi, si diverte e fa divertire e Quarello con il vivace tocco delle sue matite e dei suoi colori gli sta dietro inclinando, capovolgendo, imbrogliando personag­gi e paesaggi, così da costringere il lettore che ci voglia capire qualcosa a girare continuamente il libro tra le mani. Divertente ma anche argutamente dissacrante, come quando mostra il capitombolo dell’imperatore nudo o capovolge l’implacabile Achab, che nel suo inse­guimento della balena inonda i malcapitati personaggi, che sgambettano nella parte inferiore della pagina. E per un altro gioco della fantasia i tre porcellini scorrazzano sulla pagina in lungo e in largo, senza mai andare però a testa in giù. Un divertissement che fa sorridere e al tempo stesso ha la funzione di rompere uno schema di forma e contenuto, quella sorta di sacralità del libro che è fatto di regole e misure, anche quando è un albo per i più piccoli. E a queste operazioni Orecchio acerbo ci ha abituati nel corso di questi anni, con una assidua e attenta ricerca di qualità e innovazione.

Paola Parlato

 

Carlo Marconi

Di qua e di là dal mare Filastrocche migranti

Illustrazioni di vari artisti Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2018, pp. 80, €15,00. Da 4 anni.

«I miei alunni avevano visto immagini terribili in tivù. Alcuni barconi avevano preso fuoco, erano affondati in mare… Una pioggia di domande ha inondato i nostri banchi di scuola. Chi sono quegli uomini e quelle donne? Da dove sono partiti? Perché sono partiti? Come hanno fatto i barconi ad affondare? Perché anche i bambini? Per provare a rassicurare e a portare un po’di conforto a quei piccoli scolari turbati e desiderosi di capire, eccole, allora, queste filastrocche che parlano di partenze, di fughe e di approdi…». Questo è quel che scrive, a postfazione delle ventuno filastrocche, il maestro Carlo, che ama la poesia e la scrittura creativa e che con i suoi alunni di scuola elementare, nel 2012, scrisse Lo stato siamo noi (Emme). Per la sua ferma convinzione che ciascuno di noi possa contribuire a migliorare il mondo, se ci riconosciamo tutti come membri della stessa multiforme famiglia, è nato questo libro, toccante e spiazzante, dolcissimo e amaro, ingenuo e pensoso. È un libro che con versi e illustrazioni provoca dentro un’alternarsi di emozioni, come onde che lambiscono il cuore, per stimolarne i battiti. Eccone alcuni versi, non in sequenza, relativi a diverse lettere dell’alfabeto: «A. Addio: scompare a poco a poco la mia terra/al passo indemoniato della guerra/E dico addio agli amici, alla mia gente/nel sacco quattro stracci e poco niente/ mentre la notte si sorseggia il giorno/ negli occhi il desiderio del ritorno; G. Girotondo: Girotondo del saluto/ entra, qua sei il benvenuto/ girotondo all’incontrario/ora manca il necessario/ ma chi è stato bisognoso/ saprà esser generoso». Così come a scuola è nato, è nelle scuole, tutte, che questo libro dovrebbe approdare. (Con l’acquisto si sostengono i progetti del Gruppo Abele in Costa d’Avorio).

Franca De Sio

 

Tea Ranno, Lorenzo Santinelli

LE ORE DELLA CONTENTEZZA

Armando Curcio, Roma, 2018, pp. 32, € 12,90. Da 4 anni.

Difficile da credersi ma pare che da qualche parte ci sia un Orologio della Contentezza che, come lascia intuire il suo nome, è capace di rendere per sempre felici tutti quelli che riusciranno ad ammirarlo. In Via dei Sogni un giorno si incontrano una serie di improbabili animali, figli di altrettanto improbabili incroci. Troviamo ad esempio la muccoca Stella, che muggisce e starnazza insieme…E la galgatta Birilla? Altro non è che un incrocio fra un gallo e un gatto. E tutti cercano disperatamente di trovare il famoso Orologio della Contentezza. Il percorso è lungo e complicato ma un’altra strana creatura – il Gufolpe che si intuisce ormai a quale bizzarra specie appartenga – si offre di scortare fino a destinazione l’allegra brigata. Una storia surreale e affascinante accompagnata dalle tavole di Santinelli, lucide e accattivanti, surreali come la storia e i personaggi.

Paola Parlato

 

Antonis Papatheodoulou, Iris Samartzi

UN’ULTIMA LETTERA

Traduzione di Giulia Giorgini Kalandraka Italia, Firenze, 2017 pp. 48, € 15,00 Da 4 anni

Cosa è una piccola comunità? Cosa la tiene unita? Cosa lega le vite dei suoi abitanti? In una minuscola isola del Mediterraneo il filo che tesse le trame dell’esistenza è il lavoro, sollecito e accurato, del postino Costas. Per cinquant’anni Costas si è occupato di far giungere le notizie da luoghi altri, lontani e, nel recapitarle, si è preso cura delle emozioni dei suoi compaesani: ha portato con loro il peso delle notizie più tristi, ha condiviso le gioie, è stato la voce per chi non sapeva leggere… Quando arriva per il postino il giorno del pensionamento, tutti gli abitanti decidono di ricambiare l’impegno e la cura che Costas ha avuto per loro spedendogli l’ultima lettera del titolo, che altro non è che un invito a una festa a sorpresa in suo onore! Il racconto poetico è ambientato in un’isola senza tempo, non raggiunta dalla tecnologia; nella narrazione si insinua la nostalgia per un mondo che sta scomparendo (così come il ruolo del postino, che non sembra aver designato un successore). Il mood emotivo della storia di Papatheodoulou è efficacemente interpretato dalla tecnica mista della Samartzi: collage di carta e sottili linee a china, montaggi fotografici e pastelli a olio, nell’alternarsi degli azzurri del cielo e del mare del sud con le ocre, i beige e i rosa della terra, della sabbia e delle abitazioni. Siamo in presenza di una storia apparentemente semplice che però introduce alle metafore del discorso poetico. Un piccolo albo di grande bellezza, già vincitore del premio Compostela per gli albi illustrati.

Nadia Riccio

 

William Steig

AMOS E BORIS

(traduzione di Mara Pace) Rizzoli, Milano, 2018 pp. 40, € 16,00. Da 4 anni.

Molti ricordano William Steig solo come l’ideatore di Shrek, ma in realtà è molto di più. E meritoriamente Rizzoli sta ripubblicando libri esauriti da tempo. Per la verità, Amos e Boris è un inedito per i lettori italiani, pur essendo stato nominato come Miglior Libro Illustrato dal «New York Times», nel 1971. Di storie di amicizia tra diversi potremmo citarne tante, ma questa è davvero speciale. Non solo per la qualità delle illustrazioni, ma anche per l’ampiezza del testo, la costruzione della trama, la lingua ricca di particolari poetici e immagini sorprendenti. Fin dall’incipit, che presenta il topo Amos, che amava il mare e il rumore delle onde, un amore che lo spinge a costruirsi ingegnosamente una barca equipaggiata di tutto punto, per solcare il mare. Qui viene sorpreso dalla vista delle balene e si scopre, con stupore filosofico e un po’ zen, un granello di vita nell’universo, in armonia con tutto ciò che lo circonda. Caduto in acqua, Amos rischia di annegare, ma viene salvato da Boris una grande balena con cui nasce un sodalizio, ricco di litigate, bagni improvvisi, segreti e desideri di mondi sconosciuti. I due poi si separano, per vivere ciascuno nel suo ambiente naturale, ma Amos, piccolo come una pagliuzza, qualche anno dopo ha l’occasione di ricambiare il gesto della balena, grande come una montagna, salvandole a sua volta la vita. La storia racconta momenti di vita, che è fatta anche di solitudine, di angoscia e paura di morire, ma anche di generosità e fatica condivisa. Sino al nuovo addio, sapendo che si sarebbero ricordati sempre l’uno dell’altro. Da leggere ad alta voce ai bambini di 4-5 anni e per la lettura autonoma, dalla classe seconda della scuola primaria.

Giuseppe Assandri

 

Jo Weaver

PICCOLA BALENA

Traduzione di Carla Ghisalberti Orecchio acerbo, Roma 2018 pp. 32, € 16,00 da 4 anni

Torna dalla penna e dal carboncino della Weaver la storia di una mamma e della sua cucciola, una nuova storia che narra una nascita e una tenera iniziazione alla vita, dagli innumerevoli pericoli da evitare alla sconfinata bellezza dei luoghi. Questa volta non si tratta di un’orsa ma di una balena. Come tutte le balene grigie anche questa nasce nelle acque calde del Pacifico, davanti alle coste della California, dove le madri migrano prima del parto. È per i piccoli animali una sorta di giardino di infanzia, in cui vengono allattati e pian piano cominciano a conoscere e a crescere, sotto la vigilanza assidua delle madri. Ben presto il flusso migratorio delle balene invertirà la rotta e le femmine, accompagnate dai loro cuccioli ormai abbastanza cresciuti, partiranno per raggiungere le fredde acque del Nord. Nuove fatiche e pericoli fino a quel momento sconosciuti attendono i piccoli, che si tengono sotto la generosa protezione della madre e intanto imparano l’are di diventare adulti. Piccola Balena è la storia di una di loro. Jo Weaver, con la stessa intensa sensibilità con cui ha raccontato l’affettuosa cura di una mamma orsa nei confronti della sua piccola, ora ci porta nella profondità dell’oceano. Questo albo infatti ricorda molto Piccola Orsa, non solo nelle analogie della storia ma soprattutto per la delicata sensibilità, per lo sguardo profondamente poetico con cui l’autrice racconta l’intensità di un sentimento. Alghe e pesci hanno qui preso il posto dei prati fioriti, il gelo delle acque e le terribili orche sono i nuovi tormenti da affrontare, ma tutto intorno la forza imponente della natura stupisce e rapisce.

Paola Parlato

 

Davide Cipollini

LA PAROLACCIA

Armando Curcio Editore, Roma 2018 pp. 00, € 12,90. Da 4 anni.

“Farfarello frullato” è la prima parolaccia che inventa Cosimino per fare come i grandi. Che sparano parolacce tranquilli e vietano ai bambini di dirle. Non solo, se i bambini dicono parolacce vengono puniti, dai genitori o dalla maestra. Così farfarello frullato diventa un modo di dire, tutti i bambini giocano con questa parolaccia senza farsi scoprire, anche se i grandi li guardano con sospetto nessuno può richiamarli. Poi giù risate e giù a inventare altre parolacce piene di fantasia. Un albo illustrato divertente perché si basa sulla trasgressività naturale del bambino. Ma la trasgressività in questo caso diventa creatività. Perché in effetti le parolacce sarebbe meglio non dirle, quelle vere, dette con disprezzo o con rabbia verso gli altri, quelle che feriscono, offendono la dignità, sviliscono anche la persona che le pronuncia. Come fanno i grandi insomma. Ma se si inventano di nuove per giocare e riderci sopra non fanno male a nessuno. Anzi, forse aiutano i piccoli a crescere in allegria, e i grandi a capire che se i bambini dicono le parolacce è perché le hanno sentite dai grandi.

Ermanno Detti