Nella Nuvola, l’assalto al cielo

A Roma, nel favoloso Convention Center “La Nuvola” progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas, torna Più libri più liberi (5 – 9 dicembre), la fiera della piccola e media editoria che permette di conoscere e incontrare la produzione di editori italiani che spesso non si trovano facilmente in libreria. Gli oltre centomila visitatori dello scorso anno sono stati il migliore indicatore del forte richiamo culturale che PLPL esercita ben oltre la città di Roma.

Per un nuovo umanesimo è il tema che caratterizzerà la Fiera, organizzata dall’AIE. La curatrice del programma, Silvia Barbagallo, intende ricordare che ogni individuo e ogni istituzione dovrebbero operare partendo da un presupposto: la comune appartenenza al genere umano.

A distanza di settanta anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, anche in questa occasione si parlerà dunque di diseguaglianze economiche e sociali, di conflitti, di migrazioni, di crisi ambientali e politiche, di sfruttamento ed egoismi, di impegno, di altruismo e solidarietà.

Oltre 650 saranno gli appuntamenti, ai quali parteciperanno anche moltissime personalità del mondo culturale nazionale ed internazionale

Tra gli appuntamenti, segnaliamo con particolare piacere quello del 6 dicembre, ore 11.30, sala Elettra: Presentazione del libro L’assalto al cielo, di Ermanno Detti. Intervengono l’autore e Paola Parlato. A cura di Gallucci Editore (l’editore espone allo stand C62).

Un romanzo che racconta lo spirito e le vicende di un’epoca piena di passione, quella dei ragazzi dagli occhi brillanti e i capelli lunghi, trascorsa da cinquant’anni, ma più vicina ai ragazzi di oggi di quanto si potrebbe immaginare.

N.B. La “Nuvola” è in viale Asia, 40, a pochi passi dalla fermata Fermi della Metro B.

consultare il programma

Più liberi, i libri!

E’ davvero un bel regalo di Natale, quello che potrà arrivare dal 4 dicembre in poi in tutte le librerie: i libri avranno la stessa tassazione degli ebook, cioè su di essi sarà applicata l’IVA al quattro per cento. La direttiva è stata pubblicata il 14 novembre nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ed è anche il frutto di una lunga battaglia condotta dall’Associazione Italiana Editori fin dal 2014, come commenta il Presidente Riccardo Franco Levi: “Il lungo iter che ha portato all’approvazione della norma sull’equiparazione del trattamento fiscale tra libro e ebook, grazie al sostegno del governo italiano, ha superato i confini nazionali ed è divenuto realtà in tutta Europa”. Finalmente ogni lettore europeo avrà la possibilità di scegliere di leggere anche su carta, senza essere penalizzato per il peso ingiusto di una tassa che condizionava fortemente il costo dei libri.

Franca De Sio

Insegnare la solidarietà a tre anni

Il 20 giugno è la Giornata mondiale del Rifugiato. Nel mondo i rifugiati sono oltre 68 milioni – ma sono in continuo aumento – 68 milioni di uomini, ma soprattutto di donne e bambini. in fuga da guerre, distruzioni e persecuzioni; un intero grande popolo di diverse parti del mondo, costretto ad abbandonare la propria terra per salvarsi la vita. Più del 50% dei rifugiati sono bambini, alcuni non accompagnati da nessun adulto della loro famiglia. Si tratta di bambini, di ragazzi, che non sanno più cosa vuol dire avere una casa, una famiglia, andare a scuola, avere amici con cui giocare. E i bambini più fortunati, quelli che abitano case accoglienti e sicure, quelli che vivono tra coccole e giochi, neppure immaginano che esistano realtà così diverse e dolorose. Ma è giusto che non lo sappiano? È giusto che crescano con l’illusione che quella che conoscono sia l’unica realtà al mondo? E quando scopriranno l’esistenza del sopruso, dell’ingiustizia, della violenza? c’è un’età giusta per conoscere il mondo com’è, con le sue cose belle e con quelle brutte? C’è un’età giusta per imparare la pietà e la solidarietà? Ai bambini si può raccontare ogni cosa, in ogni momento; lo si deve fare con la grazia, con leggerezza che li aiuti a comprendere senza turbarli, che li aiuti a crescere come cittadini consapevoli e responsabili.
E’ quello che cerca di fare il bel libro di Kate Milner Il mio nome non è rifugiato, che si rivolge ai bambini dai tre/quattro anni in poi e cerca di spiegare con la delicatezza delle immagini e la leggerezza delle parole il destino doloroso di un bambino e della sua mamma, in fuga da un paese dove non c’è più pace e sicurezza per loro. Il libro, disponibile in libreria proprio dal 20 giugno, è stato pubblicato dalle edizioni Les Mots Libres con la collaborazione di Emergency.
Conoscenza, consapevolezza, cultura; sono gli ingredienti necessari per comprendere l’altro da noi, per comprendere i drammi profondi di paesi e di popoli lontani e diversi, ma non basta. Senza l’empatia senza la capacità di proiettarsi con la mente, ma anche con il cuore nel sentire e nel soffrire dell’altro, non c’è possibilità di comprensione umana e di solidarietà. E’ proprio questo che il libro si sforza di suscitare: l’immedesimazione emotiva con i personaggi e le situazioni, le emozioni e i pensieri che resteranno forti e duraturi quanto più precocemente si saranno incontrati.
Paola Parlato

Ancora sul Mago e l’Apprendista

Probabilmente grazie alla mia lunga pratica bibliotecaria, mi è possibile orientare le mani verso un volume della libreria e, addirittura, aprirlo sulla pagina che corrisponde all’argomento della mia ricerca. Ciò accade anche se non sono esperta della materia specifica. Insomma, ho una specie di radar che mi guida verso quel che cerco, anche per strade che non immaginavo di percorrere.

E’ accaduto con l’articolo di Jack Zipes, pubblicato su Il Pepeverde, numero 76.

Il discorso dell’Apprendista e lo Stregone o, se preferite, dell’Apprendista e il Mago, dell’Allievo e il Maestro, continuava a intrigarmi, suggerendomi considerazioni che toccavano anche l’attualità politica italiana, ma di questo non dirò.

Stamattina però, cercando informazioni di altro genere, ho aperto un libro e… eccomi ancora sull’argomento! Coincidenza fortuita o magia?

Trascrivo quello che ho letto, con qualche piccola omissione per crearvi curiosità:

“…l’addestramento tecnico […] solitamente cominciava nell’età puberale e comportava due implicazioni: il “sacrificio” e il “furto”. Per quanto riguarda il sacrificio, […] l’allievo doveva avere grande costanza e continuità; a questo scopo frequentava assiduamente il maestro, addirittura viveva in casa sua per giorni e giorni e partecipava anche ai lavori quotidiani (la cura dell’orto, il taglio della legna, ecc.),

Il tema dell’allievo che vive presso il maestro e vi svolge i lavori domestici è presente anche in altri tipi di fiabe, diffuse in varie epoche e Paesi, ma penso subito alla ballata Der Zauberlehrling (L’apprendista stregone) composta da Goethe, alla quale poi si è ispirato Disney per il film Fantasia.

[…] respirava così la stessa aria del maestro, cioè non solo apprendeva le regole tecniche […] ma imparava anche direttamente dalla sua esperienza […] in un rapporto stretto e individuale tra i due. […] Dopo questa fase, che richiedeva parecchio tempo, l’allievo che raggiungeva un buon esito acquisiva il diritto di entrare a far parte […]. La fase del furto consisteva nel carpire al maestro ogni informazione per fare il salto di qualità […].”

In molti racconti orali e letterari, appartenenti al tipo “Il Mago e il suo Allievo” (ATU 325, secondo la classificazione Aarne-Thompson-Uther) è l’anziano maestro che è detentore dell’arte del furto, cioè dell’abilità nel rubare i segreti per la riuscita dell’azione. In alcune versioni è il maestro che insegna quest’arte all’allievo, in altre è quest’ultimo che se ne appropria nascostamente.

“Il “rubare” si configura come la richiesta diretta di informazioni su questo o quel passaggio della suonata, già indipendentemente memorizzata, oppure, come nel caso delle famose prove di nascosto nella stalla, nel memorizzare, elaborare ed eseguire questa o quella variazione in modo da presentarsi prima o poi con una formazione musicale compiuta e un’espressione autonoma (…). La formazione di un gruppo musicale alternativo a quello del maestro da parte dell’allievo, o il “bruciare le tappe”, costituivano un momento di provocazione nei confronti del maestro, ma anche dell’intera comunità.” (p.142-143)

“Ciò che veniva trasmesso era l’interezza dell’esperienza personale, con l’obiettivo di trovare un altro che potesse avere un ruolo analogo al proprio […]  Possedere una suonata è come avere un’arma di controllo in mano, e la capacità di muovere i corpi e le anime equiparava il suonatore a demoni e maghi” (p.8-9)

L’esperienza che si poteva avere entrando a far parte della vita reale di quel “Maestro suonatore” è qui raccontata quasi come fosse un’altra versione della fiaba tipo. E’ un esempio di come il meraviglioso origina dal reale e di come, a volte, il realismo magico possa essere più vero che magico.

“Una sera nebbiosa mi sono presentata al Mulino della Valle col violino di mio nonno, e gli ho esattamente detto che volevo imparare come lui. […] ha fatto scuola a chi ha saputo ascoltarlo, insegnando a coltivare cavolini di Bruxelles segale e “tempi” delle suonate con lo stesso interesse con cui raccontava le sue idee sulla nascita e morte del mondo.” (p.39)

Devo la suggestione di questa lettura all’opera di Placida Staro, che coltiva e divulga appassionatamente quegli insegnamenti, etnomusicologa e violinista, allieva di Malchìo ‘d’la Vàl, cioè Melchiade Benni, violinista della Val di Savena, Maestro. Ho conosciuto la sua fiaba, ho ballato la sua Milorda, una vita fa.

Franca De Sio

 

Ho citato dal libro Le vie del violino. Scritti sul violino e la danza in memoria di Melchiade Benni (1902-1992). A cura di Placida Staro (Udine, Nota, 2002). Alcuni passi del libro fanno riferimento allo scritto di P. Staro:  L’apprendista suonatore nella società tradizionale, pubblicato in Brescia musica ( Brescia, 1993).

Qualche riflessione sull’articolo di Jack Zipes

La trasmissione orale di fiabe e racconti popolari ha fatto sì che dall’archetipo della narrazione si dipanassero nuove storie, simili a quella originaria, ma con la “coloritura” specifica del tessuto culturale su cui si sono andate a innestare. E’ così che, pur fedeli agli schemi e alle funzioni che ha così efficacemente studiato Propp, le narrazioni si sono arricchite di volta in volta di aspetti e di valori “locali”. Le Cenerentole, le Cappuccetto, i Giufà, i Giovannini senza paura – per citare alcune delle fiabe più diffuse in paesi e in tempi diversi – pur conservando sostanzialmente intatta la fabula e i caratteri prevalenti dei personaggi, hanno visto non di rado una diversa costruzione della dinamica narrativa, con la presenza di elementi culturali tipici del contesto in cui la singola storia si sviluppa. E in parte avviene lo stesso anche per le riletture e le interpretazioni.
Nel saggio di Jack Zipes Lo Stregone e l’Apprendista, pubblicato nel n° 76 della rivista e in questo blog, si analizza una delle più antiche e note fiabe, quella de L’apprendista stregone, che ha visto nell’antichità come nella storia più recente, versioni diverse, ma anche letture critiche diverse, interpretazioni e suggestioni legate alla sensibilità e alla visione politica dei singoli critici o alla ideologia di un determinato momento storico. Stregone e apprendista possono essere letti come la metafora del padrone potente che lotta per non cedere il potere al giovane ribelle, che si batte per la sua libertà. E’ questa sostanzialmente la lettura che ne dà Jack Zipes, che attribuisce allo stregone – appunto in chiave metaforica – la funzione del despota detentore di un potere forte, con il quale controlla il giovane apprendista, che si può arrivare a identificare con un popolo oppresso.
Ma si può anche leggere l’intera storia in una chiave completamente diversa, si può dimostrare, capovolgendo ruoli e valori, che lo stregone altri non è che un padre affettuoso e normativo, che frena gli entusiasmi inconsapevoli del giovane non abbastanza esperto. Si tratta di un dibattito affascinante, che mette a confronto categorie diverse e diversi approcci.

Franca De Sio

Su www.ilblogdelpepeverde.it parlate in diretta con «Il Pepeverde»

Care lettrici e cari lettori, i tempi sono sempre cambiati nella storia e oggi stanno cambiando soprattutto all’insegna delle nuove tecnologie. Mettiamo però subito le mani avanti: noi alla carta non rinunceremo, come non rinunciano altri più avveduti di noi. Siamo convinti che leggere su carta sia diverso che leggere su tablet o computer. C’è anche chi sostiene che i nuovi mezzi elettronici siano superiori e rispettiamo questa opinione, c’è chi dice che il libro, il giornale o le riviste abbiano le ore contate. Noi però abbiamo visto molte iniziative editoriali abbandonare la carta per gettarsi sull’elettronica e finire non proprio bene. Abbiamo detto che i tipi di lettura su carta e su supporti elettronici sono diversi e vogliamo evitare di stabilire una gerarchia. Noi crediamo che le due strade non siano alternative e per questo abbiamo deciso di affiancare alla lettura su carta un blog, che certamente permette una comunicazione più rapida e, per certi aspetti, una interattività. C’è, nel nostro blog, una parte informativa, dai libri più belli pubblicati nell’ultimo anno alle informazioni sulle principali manifestazioni fieristiche, dalle varie iniziative culturali a contributi e riflessioni su tematiche varie. Ma c’è soprattutto una parte più impegnativa – e qui chiediamo il vostro contributo – una parte che riguarda articoli e saggi particolarmente stimolanti su cui ci è di sollievo conoscere il parere di voi lettori. Noi crediamo di conoscere un po’ il profilo di chi legge “Il Pepeverde” , lo immaginiamo come una persona che ama pensare e riflettere. Di più, un lettore con una sensibilità particolare sui temi della fantasia, della creatività, della diffusione della cultura, della formazione dei giovani. Ricorriamo a un esempio. Nel nostro blog trovate il saggio, presente già in apertura di queste colonne, di Jack Zipes. Professore emerito all’Università del Minnesota, Zipes e uno dei più noti e importanti studiosi di fiabe, sulla loro evoluzione e sul ruolo politico e sociale che esse hanno avuto nella civiltà. Ebbene Zipes sostiene che la manipolazione, spesso grave, delle fiabe, è stata dettata da ideologie regressive (nel saggio, documentatissimo, tratta delle varie versioni della nota fiaba dell’Apprendista stregone). Noi stessi, della Direzione del “Pepe Verde”, abbiamo visioni diverse del significato di queste manipolazioni e interverremo per discutere tra noi e con chi vuole. È solo un esempio a questo seguiranno molti altri. Abbiamo anche intenzione di pubblicare interventi sulle “regole” per scrivere un libro o un racconto o per illustrare libri per ragazzi. Per esempio come si riconosce se un albo è bene o è male (ce ne sono) illustrato? In conclusione noi crediamo sia nella pacifica convivenza tra il libro di carta e l’e-book, sia nella loro potenzialità interattiva. È quello che del resto si fa oggi in altri campi. Un libro per bambini ad esempio è importante che sia di carta; il bambino, soprattutto se è piccolo, ha bisogno di incontrare l’oggetto libro con tutti i sensi, di sfogliarlo, soppesarlo, annusarlo. Per non parlare poi di libri come i pop-up o di quelli con finestrelle o con suggestioni tattili. Invece in alcuni manuali l’e-book, bisogna ammetterlo, è più funzionale di un libro di carta perché consente l’uso di una serie di interventi a margine del testo, utili ad esempio per chi studia. Difatti se l’e-book si legge direttamente in rete, può essere corredato da importanti riferimenti e approfondimenti presenti in internet con potenzialità anche didattiche straordinarie. Ci troviamo in mondo nuovo e dobbiamo cercare nuovi equilibri, spesso rotti proprio dalle prorompenti e potenti tecnologie. Ma è sempre stato così, il nuovo ha bisogno di assestamenti, inseguire questa o quella tendenza diventa una moda più che una scelta utile.

Ermanno Detti