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Chi siamo

«Il Pepeverde» è una rivista che si occupa Lettura e Letteratura per ragazzi.

Nasce nel 1999, con il patrocinio del Comune di Anagni e della Biblioteca comunale.

Il direttore è Ermanno Detti, giornalista e scrittore, che coordina una rete di collaboratori presenti su tutto il territorio nazionale: studiosi, esperti di letteratura per l’infanzia, docenti universitari, giornalisti, scrittori.

La rivista esce con cadenza trimestrale ed è disponibile in abbonamento.

Il Pepeverde è anche un’associazione culturale, che in questi anni ha curato convegni, eventi e corsi di formazione.

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Più liberi, i libri!

E’ davvero un bel regalo di Natale, quello che potrà arrivare dal 4 dicembre in poi in tutte le librerie: i libri avranno la stessa tassazione degli ebook, cioè su di essi sarà applicata l’IVA al quattro per cento. La direttiva è stata pubblicata il 14 novembre nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ed è anche …

L’articolo in evidenza

(Pubblicato nel n. 76 del «Il pepeverde», maggio 2018)

Gli adattamenti di una nota fiaba della tradizione

Lo Stregone e l’Apprendista

di Jack Zipes, traduzione di Tiziana Mascia

La storia de l’Apprendista Stregone è un esempio di come un particolare tipo di racconto sia stato modificato nel tempo e distorto da registi, editori e scrittori per umiliare i bambini anziché incoraggiarli a essere curiosi e a sviluppare la loro immaginazione e il loro pensiero critico. Trattandosi di un tema “pedagogico” e delicato apriamo un dibattito con la Direzione e i lettori sul nuovo sito: www.ilblogdelpepeverde.it.

 

Chiunque conosca l’evoluzione della fiaba sa che non esiste una storia originale, autentica, che possa generare migliaia di storie simili. In altre parole, non esiste un Ur-Märchen o un rac­conto primordiale che possa generare delle repliche. Ad esempio, è quasi impossibile ricondurre una fiaba particolare come Cenerentola a un solo narratore o società o paese in un dato momento storico, da cui poi siano nate le migliaia di diverse Cenerentole. Questo perché la maggior parte delle famiglie, delle comunità o delle società nel mondo non erano in grado di conservare nessuna informazione prima dell’invenzione della literacy (linguaggi, lettura e scrittura). È poiché origina­riamente le fiabe sono state diffuse oralmente, esse si sono evolute in modo indipendente anche se in circostanze simili. Spesso si volatilizzavano o venivano dimenticate, ma a volte, se erano signi­ficative, lasciavano delle tracce. Di conseguenza, antropologi e studiosi delle tradizioni sono stati in grado di raccogliere antiche trame e varianti differenti della fiaba in modo da poter determinare fattori importanti e ricono­scibili che hanno portato allo sviluppo e alla formazione della struttura-tipo della fiaba. All’inizio del ventesimo secolo, nel 1910, il famoso folclorista finlandese Antti Aarne pubblicò il suo Index of Types of Folktales, un catalogo dei tipi di fiaba. Questo catalogo fu in seguito sottoposto alla revisione ampliata di Stith Thompson nel 1929, e ancora rielaborato da Hans-Jörg Uther nel 2004, in The Types of International Folktales. Questi cataloghi sono stati e sono estremamente utili perché permettono agli studiosi di ricostruire la storia di una particolare fiaba, ripercorrendone le diverse versioni nello spazio e nel tempo. Ma, come la maggior parte dei testi eminentemente descrittivi, non forni­scono il contesto materiale e socio storico rilevante per capire come e perché un particolare tipo di fiaba abbia avuto origine, e come e perché abbia subito determinate trasformazioni. L’indagine critica è necessaria se vo­gliamo capire perché una particolare fiaba diventa popolare, rilevante e memetica e soprattutto se vogliamo comprendere come i racconti e le fiabe siano coinvolti in modo cruciale nell’acculturazione e nella socializ­zazione dei bambini di tutto il mondo. L’apprendista Stregone è un esempio affascinante di come un particolare tipo di racconto sia stato modificato nel tempo e distorto da registi, editori e scrittori per umiliare i bambini anziché incoraggiarli a essere curiosi e a svilup­pare la loro immaginazione e il loro pensiero critico. Stregoni e apprendisti, le diverse versioni Nella classificazione di Hans-Jörg Uther, The Types of International Folktales, questo tipo racconto è stato gene­ralmente associato al titolo Il Mago e il Suo Allievo, ATU 325. Il fulcro o centro della maggior parte delle varianti rilevate nei racconti è nella competizione tra un apprendista e il suo maestro. Questo tipo di fiaba è in qualche modo legato ad altri racconti con creature mutaforma e il conflitto maestro/apprendista è il fattore dominante nella trama. In generale, la trama si articola in tre fasi. Una famiglia povera cerca di far educare il figlio da uno stregone (mago, orco, diavolo) per fargli apprendere l’arte che gli permetta di guadagnarsi da vivere. Una volta terminato l’apprendi­stato nella casa del potente stregone, se questo gli permetterà di tornare dalla sua famiglia, il padre dovrà essere in grado di riconoscere il figlio e di distinguerlo dagli altri apprendisti, spesso trasformati in animali o uccelli. Grazie ai consigli o all’aiuto di un nuovo personaggio o del figlio stesso, il padre ha successo, e dopo il ritorno in famiglia il ragazzo riesce a guadagnare dei soldi, utilizzando la sua arte di trasformazione, ma per gelosia o vendetta il mago lo cattura e cerca di ucciderlo. Tuttavia, l’apprendista riesce a fuggire e a trionfare in una battaglia all’ultimo sangue con il mago. L’apprendista, trasformato (in volpe o gatto o tigre, ecc.), riesce a mordere la testa dello stregone a sua volta trasformato in un pollo. I folcloristi hanno ricollegato le origini al tipo di fiaba con motivi simili nelle storie dell’antica Mongolia di Siddhi Kür, della storia turca dei Quaranta Visir, dell’opera d’Esiodo il Catalogo delle Donne, de Le Metamorfosi di Ovidio e de La Storia del secondo Calender in Le mille e una notte. La maggior parte dei racconti orali e letterari europei descrivono un giovane che cerca di liberarsi da un uomo anziano che gli ha insegnato l’arte della trasformazione e del furto. L’apprendista spesso riceve aiuto dalla figlia del mago o da una principessa. La diffusione orale e letteraria del racconto in tutta Europa, Medio Oriente e Asia è stata enorme e comprendeva anche la fiaba ben nota dei Fratelli Grimm Il Ladro e il suo Maestro. Le altre varianti che circolavano praticamente in tutti i paesi europei avevano molte caratteristiche in comune che riflettono non solo una lotta generazionale, ma anche il conflitto che numerosi giovani hanno vissuto come apprendisti o viaggiatori. Nell’Ottocento la condizione del lavoro minorile in tutta Europa era difficile e di sfruttamento e questi racconti indicano che apprendere un mestiere significava anche imparare a sopravvivere e assume­re una identità attraverso un sapere (magia) che superasse quello del padrone. Tuttavia, in altre versioni della storia, sopravvivere significava anche imparare a sottomettersi al potere magico dei tiranni e di altre autorità, come si può notare in una variante minore del tipo di fiaba ATU 325. In due eccellenti studi, Fairytale in the Ancient World (2000) di Graham Anderson e Aradne’s Thread (2002) di William Hansen, gli autori citano entrambi gli scritti satirici Philopseudes di Luciano di Samosata (Gli amanti della menzogna) come una delle fonti principali della progenie o derivazione de L’apprendista stregone, che io chiamo L’apprendista umiliato. Graham Anderson riassume il tipo di fiaba come segue: «Un giovane greco di nome Eucrate sta girando l’Egitto e nel corso di un viaggio sul Nilo incontra Pancrates, un mago sorprendente, di cui diventa apprendi­sta. Quest’ultimo non ha bisogno di alcun servo per svolgere i lavori domestici, perché riesce ad incantare gli oggetti di casa, una scopa e un pestello. Eucrate impara l’incantesimo e in assenza del mago è in grado di attivare il servo magico. Avendo però udito solo la prima parte dell’incantesimo, purtroppo una volta iniziata la magia, non è in grado di fermarla. Con un’ascia divide in due il pestello animato ottenendo di fatto solo due servi magici anziché uno. Solo lo stregone al suo ritorno potrà fermare quelli che ormai sono diventati tre magici servitori, e dopo averlo fatto scompare. Eucrate è sempre a conoscenza di una parte dell’incantesimo, ma non osa usarlo per paura delle possibili conseguenze. In seguito, si recherà a Memphis, e i grandi colossi di pietra di Memnon gli consegneranno un oracolo (1). È impossibile determinare come questo breve racconto satirico, non popolare come L’apprendista stregone, si sia diffuso nei secoli successivi attraverso la tradizione orale o scritta. Il grande scrittore tedesco Johann von Goethe ebbe modo di conoscere alcune versioni della storia. Egli pubblicò una breve poesia dal titolo Der Zauberlehrling (L’apprendista stregone, 1797), un’imi­tazione semplicistica della storia più satirica di Luciano di Samosata. Qui l’apprendista è il narratore della poesia che affronta la sua disperazione e frustrazione per aver richiamato gli spiriti che hanno allagato la casa dello stregone assente. Al suo ritorno lo stregone allontanerà con calma gli spiriti. Questa poesia non è parti­colarmente interessante, ma è stata tradotta in inglese più volte nei secoli XIX e XX ed è stata piuttosto popolare in Germania e nel resto d’Europa, dove altre simili versioni in prosa sono state diffuse (2). Da Goethe a Disney e a Topolino

Nel 1896-97, la poesia di Goethe fu trasformata in poesia sinfonica dal compositore francese Paul Dukas con il titolo L’Apprendista Stregone e con il sottotitolo Scherzo basato su una ballata di Goethe. Questo adattamento è stato molto significativo perché Walt Disney ha usato la musica di Dukas nella sua versione animata de L’apprendista Stregone nel 1940. (Per inciso, Disney plagiò un film del 1930 prodotto da William Carmen Menzies, che per primo usò la musica di Dukas per accompagnare la sua narrazione) (3). È stata una parte fondamentale del film Fantasia e parte dello sforzo della Disney per rilanciare la popolarità di un macilento Mickey Mouse, che era diminuita nel corso degli anni Trenta. In questo film, che divenne presto un libro illustrato molto popolare negli anni Quaranta, Topolino è ritratto come il servitore dolce, coccolone e sciocco di un potente mago. Deve svolgere lavori umili come spazzare i pavimenti, tagliare la legna e portare l’acqua dal pozzo per strofinare i pavimenti. Quando lo stregone deve uscire di casa, Topolino prende il cappello e lo mette in testa. Ordina alla scopa di fare tutti i lavori al suo posto, e a un certo punto si riposa, si addormenta, e sogna di essere il più grande stregone del mondo, mentre la scopa continua a portare l’acqua dal pozzo e allaga la casa. Topolino cerca disperatamente di fermare la scopa tagliandola con un’ascia. Tuttavia, egli riuscirà solo a creare più scope e un enorme allagamento. Quando lo stre­gone ritorna a casa riuscirà a ripri­stinare il tutto con un solo comando. Poi infuriato colpisce Topolino con la scopa e lo manda al lavoro. Nel libro illustrato della Disney, il finale è leggermente diverso, il mago disapprova e dice: «Non iniziare quello ciò che non puoi portare a termine». Poi Topolino si allontana per lavorare come uno schiavo. Il film e il libro Disney sono significativi nella tradizione orale e scritta de Lo Stregone Apprendista, perché questa variante distorce e infantilizza il tipo di racconto. Con questo intendo la principale corrente di narrazione che ritraeva un apprendista intelligente che trionfava su un despota malvagio e che era destinata principalmente agli adulti, compresa la poesia di Goethe, trasformata in una storia di monito per bambini, sulla sottomissione di un giovane apprendista a un mago che conserva per sé solo i segreti della conoscenza e del potere. Chiaro il messaggio ideologico: già evidente nella storia di Luciano, è qui rafforzato nella versione Disney: i giovani devono obbedire alle persone onnipotenti, e se cercano di utilizzare la conoscenza e il potere dei loro mentori prima di essere pienamente formati da questi maghi porteranno i demoni nel mondo e creeranno il caos. In un primo momento ci fu una polemica dopo l’uscita di Fantasia di Disney nel 1940. In seguito migliaia di libri illustrati hanno menzionato L’apprendista Stregone, nel corso degli anni, come una storia affascinante per i bambini. Ad esempio, quando lasciò il teatro dopo aver visto Fantasia nel 1940, la nota giornalista Dorothy Thompson trovò orribile il film e fece un paragone con il terrore nazista in Europa. Neil Gabler – giornalista, storico e critico cinematografico – scrive: «La lamentela di Dorothy Thompson era che Disney e Stokowski sembravano esaltare la barbarie della natura a discapito dell’uomo. Quello che la Thompson non comprese fu che Walt Disney esaltava non tanto la natura quanto il suo potere di ricreare la barbarie sullo schermo. Agli occhi della Thompson, la natura di Disney era così dominante che l’uomo non aveva altra scelta che soccombere» (4). In Disney e in altri contemporanei vince il potente e non l’apprendista Da un’altra prospettiva più contempo­ranea, Nicholas Sammond sottolinea che il nome dello stregone nel film è indicato come Yen Sid, che è il nome Disney scritto al contrario. Sostiene che Disney, attraverso L’Apprendista Stregone, si proietta come il regista dei miracoli e della educazione dei bambini: «applicata a Topolino, questa gestione della magia e il divertimento privato dello stregone al tentativo di appropriarsi del potere da parte del topo sembrano porsi come metafora delle dinamiche evolutive. Allo stesso modo, l’orrore apparente del fallimento di “presa del potere” da parte del bambino viene infine risolto attraverso l’intervento tempestivo della figura parentale. Dove il genitore cinefilo potrebbe provare ansia per la responsabilità di crescere i figli, Disney ha offerto la figura di Walt e la ‘magia Disney’ come una risorsa nel processo»5. Considerando il periodo in cui è stato prodotto L’Apprendista Stregone come segmento chiave di Fantasia, ci sono ampi paralleli che si potrebbero tracciare per dimostrare che questo film, che è diventato un libro illustrato, celebrava l’autoritarismo dei dittatori politici come Hitler; l’esigenza della popola­zione di leader politici forti come Roosevelt, Churchill e Stalin, il narci­sismo di registi potenti come Disney, l’uso e il controllo della tecnologia miracolosa da parte di tecnocrati arroganti, e così via. Tuttavia, ciò che è stato trascurato negli studi di L’Ap­prendi­sta Stregone è la deformazione Disney di una tradizione del racconto che ha celebrato la lotta e la ribellione dei giovani di fronte a chi esercita il potere. Inoltre, è stato raramente notato che il film e il libro illustrato per bambini della Disney hanno influenzato editori e scrittori a continuare a promuovere l’autoritarismo sui bambini in modo con­sa­pevole e inconsapevole. Come si può notare anche in libri come L’Ap­prendista Stregone di Richard Rostron (1941) illustrato da Frank Lieberman, L’Apprendista Stregone di Marianna Mayer: Una favola greca (1989) illustrata da David Wiesner, L’Apprendista Stregone di Nancy Willard (1993) illustrato da Leo e Diane Dillon e in numerosi altri libri. Tutti sono portatori dello stesso messaggio, umiliante per i bambini che si accostano alla magia con desiderio di conoscere e di sperimentare autonoma­mente. Ciò che è inquietante e discutibile è la rappresentazione dello stregone come divino e possessore della conoscenza assoluta. Da un punto di vista ideo­logico la maggior parte dei racconti ritraggono maghi che “possiedono” la conoscenza totale della magia, e sono benefattori maschili i cui poteri sono indiscutibili. A loro si deve obbedire senza alcun dubbio alcuno, mentre gli apprendisti, soprattutto i ragazzi, sono umiliati se cercano di imparare da soli. In questo tipo di racconto la lotta tra maestro e allievo è sempre vinta dal maestro. Fortunatamente, la principale fiaba de L’Apprendista Stregone ancora domina nella letteratura per ragazzi e adulti, come nei romanzi di Harry Potter e in numerose altre storie che descrivono maghi, stregoni e proteste politiche di tutto il mondo in cui i giovani mettono in discussione e lottano contro il potere dei dittatori assoluti. Ciò che L’Apprendista Stregone, in quanto fiaba saggia e secolare, vuole continuamente ricordarci è che, nella brutale dialettica antagonista tra padrone/schiavo del filosofo tedesco Georg Wilhelm Hegel, i giovani schiavi persisteranno e useranno la conoscenza per creare condizioni più umane ed eliminare il potere crudele dei dittatori.

 

Note

1. Graham Anderson. Fairytale in the Ancient World (London: Routledge, 2000): p. 104.

2. Vedi diverse versioni in D. L. Ashliman’s, «The Sorcerer’s Apprentice: Folktales of Aarne-Thompson-Uther Type 325* and Migratory Legends of Christiansen Type 3020» sul suo importante sito Internet http://www.pitt.edu /~dash/ashliman.html

3. Vedi «L’Apprendista Stregone» (1930). Film in bianco e nero, 10 minuti. Regia: Sidney Levee. Musica: Paul Dukas. Fotografia: Alfred Schmidt. Produzione: William Cameron Menzies. Cast: Herbert Bunston, Fritz Feld, Greta Grandstedt. Disney e il suo staff artistico devono essere stati a conoscenza di questo film live-action che non è mai citato dalla Disney Studios. Si tratta di un piccolo e brillante film in cui un apprendista usa il potere magico per portare in vita la statua di una bella giovane donna. Mentre cerca di impressionarla, divide in due le scope che trasportano l’acqua e allagano un castello. C’è un mix di animazione e azione dal vivo con un mago che non è così minaccioso come nel film della Disney. Alcune sequenze de L’Apprendista Stregone sono state copiate da Disney così come l’uso della musica Dukas.

4. Neal Gabler, Walt Disney: The Triumph of the American Imagination (New York: Random house, 2006), p. 343.

5. Nicholas Sammond, Babes in Tomorrowland: Walt Disney and the Making of the American Child, 1930-1960 (Durham, Duke University Press, 2005), pp. 177-78.